Con l’inizio della settimana in corso veleggiava la possibilità che il cambio eur/usd potesse dare qualche segnale direzionale in più, soprattutto con la pubblicazione dei dati sui tassi d’interesse americani e su alcuni risultati macroeconomici in arrivo da oltreoceano. Così non è stato.

Nella seduta di ieri l’incrocio valutario ha provato a testare la resistenza a quota 1,38, ma si è rivelato un assalto vano, poichè è stato respinto dopo pochi minuti subito sotto tale soglia.

Le politiche di risanamento riguardanti la Grecia che sono state assorbite dal mercato come strategie positive, l’ottimismo che ha spinto gli investitori agli acquisti su tutti i listini,  , hanno stabilito l’euro tra 1,37-1,38. Da tale situazione non si può però trarre assolutamente alcuna conclusione, poichè il cambio è caratterizzato da più di un mese da una fase laterale, in cui si sono susseguiti rimbalzi tra 1,35-1,37, che stanno a significare congestione senza spunti.

Il primo minimo segnale al rialzo, che però è anche il meno affidabile, è stato dato dalla rottura del triangolo, proprio nella giornata di ieri; per poter prendere posizione e ridurre il margine di errore rimane comunque l’obiettivo, ben più importante, della resistenza a 1,38.

Nel caso in cui nelle prossime ore si dovesse presentare una situazione del genere, si raccomanda di attendere sempre segnali decisi, ovvero un superamento di quota 1,385-1,39 per attendersi un ulteriore rialzo nel brevissimo periodo. Un superamento di 1,38 non è sinonimo di rialzo, bensì di possibile spinta al rialzo. Supporti posti invece nel brevissimo periodo intorno a quota 1,365 e nel breve periodo a 1,345

Oggi alle 13.30 sono previste le nuove richieste di disoccupazione americane (attese 455mila) e alle 14.30 richieste continue di soccupazione americane (attese 4,5522 milioni). In questi casi NON anticipare mai il mercato ma attendere segnali più chiari, in qualsiasi direzione, a causa della possibile volatilità elevata.

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