Nell’ultimo anno e mezzo la moneta unica ha perso nei confronti delle principali valute mondiali circa il 10%. Dal crack Lehman al debito pubblico della Grecia gli investitori si sono allontanati in maniera costante dall’euro, preferendo altri porti ben più sicuri.

I numeri parlano chiaro: euro/dollaro -11% dal 3 dicembre 2009; euro/franco svizzero -11% dal 26 ottobre, toccando in questi giorni i minimi storici a 1,43; euro/sterlina -8% e in fase di congestione; euro/yen -13% dal 26 ottobre.

In questi giorni basta leggere gli andamenti dei mercati valutari per capire che c’è assoluta incertezza sul futuro della moneta unica e indecisione nel prendere posizione. Naturalmente tale situazione è influenzata in maniera notevole dalle voci che girano intorno alla Grecia, e proprio queste voci che rimangono tali, rendono piatto e senza spunti il trend.

Gli investitori attendono l’appuntamento che vedrà, giovedi e venerdi, l’Unione Europea discutere nuovamente del salvataggio del paese ellenico, con l’intento almeno di chiarire se verrano offerti aiuti dalla UE. Ieri la cancelliera Angela Merkel si è espressa a tal proprosito, affermando che un tale intervento sarebbe proposto solo come misura in ultima istanza.

Le agenzie di rating continuano a esprimere i loro giudizi: Fitch attribuisce al debito greco un rating BBB+ con outlook negativo. Un ulteriore taglio potrebbe avvenire solo nel caso in cui non fossero stanziati aiuti europei. Inoltre affermano gli analisti di Fitch che fino a quando il mercato sarà disposto a prestare denaro allo stato ellenico, e con tali tassi sarà fatto ancora per molto tempo, non vedono il motivo di dover abbassare il rating.

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