L’euro perde i freni e cade nuovamente
29 giugno 2010 da Pierluigi C
La moneta uncia europea nelle ultime settimane aveva dato segnali di ripresa che si potevano ricondurre alle diverse politiche di risanamento che erano state attuate dai paesi della zona euro per fra fronte ai debiti e ai deficit. I mercati avevano sostenuto la risalita sospinti anche da qualche settimana in cui non hanno pesato troppo le notizie macroeconomiche.
Tags: cambi, dollaro, eurchf, Euro, yen
Euro in recupero contro yen nella seduta odierna che ha visto finora un minimo a 121,875 e un massimo a 122,855. Sarà proprio il superamento di questo ostacolo che potrebbe proiettare il cross nuovamente sopra la soglia dei 123 euro per yen, con primo target nella resistenza di seduta R1 a 123,14. Successivamente spazi verso R2 a 123,84.
Il tentativo di recupero da parte del cambio dollaro/yen iniziato settimana scorsa si è scontrato con la resistenza statica in area 90,60 nuovamente capace, questa mattina, di opporsi a ulteriori allunghi del cross. In questo scenario la discesa del cambio sotto il supporto in area 90,20 creerebbe i presupposti per ulteriori allunghi in direzione di area 89,90 e poi eventualmente a 89,50, livello la cui violazione di venerdì scorso aveva favorito il rapido allungo del cross.
L’euro è in leggero rialzo sul dollaro, con gli investitori prudenti in attesa del dato chiave
Lo yen scivola sui mercati asiatici, colpito dall’intenzione ribadita dalla Cina di mantenere una politica monetaria accomodante. L’attenzione è stata inoltre catalizzata da un articolo del quotidiano giapponese Nikkei sulla possibilità che Banca del Giappone metta in atto già a partire da questo mese nuove misure di allentamento della sua politica monetaria.
Yen in lieve calo ma in grado di tenere il grosso dei guadagni realizzati ieri, quando i dubbi sullo spessore della ripresa globale e le presistenti preoccupazioni legate al debito greco hanno spinto gli investitori lontani dalle valute ritenute più rischiose.
Accelerazione ribassista per il cambio dollaro/yen dopo la diffusione del dato sulla fiducia dei consumatori americani risultato ampiamente inferiore alle attese di consensus. Il cambio ha accelerato violentemente rompendo la soglia psicologica rappresentata da area 90,5 e portandosi sui minimi intraday a quota 90,30.
Lo yen ha ceduto terreno e il dollaro ha lasciato il massimo dei sei mesi contro l’euro dopo che il presidente Usa Barack Obama ha esprosto una serie di passi da compiere per ridare tono all’economia Usa e ha placato i timori del mercato riguardo ai limiti da imporre alle banche pur non rivelando piani concreti sulla questione.
Il dollaro reagisce nei confronti dello yen, con un rialzo di mezzo punto percentuale. Il tentativo di recupero potrebbe proseguire con il superamento di 90,34 con target in area 90,45 e 90,53. L’indice di forza relativa indica ancora una prevalenza della valuta nipponica sul biglietto verde, quadro che potrebbe invertirsi con un ritorno sopra 90,53. La reazione del dollaro si spegnerebbe con un ritorno sotto quota 90 che darebbe spazio a discese 89,88 in prima battuta.
Giornata tranquilla sul mercato Forex con l’euro/dollaro poco mosso. Alle 10.48 il cross viaggia nei pressi dei massimi di giornata a quota 1,4391 dollari dopo aver toccato in nottata un minimo a 1,4355. In evidenza il dollaro australiano che sale dello 0,55% rispetto al dollaro statunitense sfruttando la risalita dei prezzi delle materie prime. Poco mosso lo yen (-0,07% a 91,47 il cross dollaro/yen) nonostante il rialzo superiore alle attese della produzione industriale nipponica a ottobre.
Il governatore della Banca del Giappone, Masaaki Shirakawa, ha reiterato il suo consueto mantra sul forex, dicendo che i recenti movimenti valutari e l’aumento della volatilità sono indesiderabili, senza per altro specificare i livelli dello yen. Ha fatto eco il ministro delle finanze Fuji sottolineando di non aver mai detto che è impossibile un intervento sul forex. Parallelamente la BoJ ha detto che agirà in modo deciso per sostenere l’economia nel caso di nuove turbolenze sui mercati finanziari, facendo pensare a possibili nuovi interventi di ‘quantitative easing’.