Petrolio: recupera e torna a 95 dollari al barile, positivo il piano della Grecia
4 luglio 2011 da Pierluigi C
Settimana di recupero per l’E-Mini Crude Oil future, che ha frenato la sua correzione a ridosso della soglia psicologica a 90 dollari, rimbalzando con decisione fino a 95-95,50.
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Sul mercato dei cambi, l’euro è sotto pression, con i mercati nuovamente preoccupati per i problemi del debito dell’Eurozona e per l’ipotesi di Moody’s di ridurre il rating delle grandi banche francesi, mentre i fondi hedge scommettono su un ulteriore calo della moneta unica.
Sul mercato dei cambi, l’euro si mantiene sui massimi delle ultime tresettimane contro il dollaro sopra 1,44, sostenuto dalle speranze che sia vicino un accordo per le misure di austerità della Grecia e per i progressi verso un nuovo pacchetto di aiuti.
Scarna l’agenda macro di oggi, che prevede il Pil del 1Q11 in Canada. Attesa in mattinata l’inflazione preliminare di maggio in Spagna, stimata in lieve flessione al 3,4% dal 3,5% di aprile su base annua. Continua a restare sotto i riflettori la questione della crisi debitoria della Grecia.
Dal lato macro questa mattina verranno comunicati l’indicatore M3 di aprile nella Zona Euro e gli indici di fiducia nel mese di maggio. Atteso in lieve calo il sentiment sull’economia dell’Eurozona a 105,7 pts dai 106,2 di aprile, come in lieve flessione è previsto il sentiment dei consumatori e la fiducia delle imprese.
Sul mercato dei cambi, il biglietto verde si mantiene al record delle ultime sette settimane rispetto al basket delle principali controparti e all’euro, quest’ultimo in particolare penalizzato dal timore di un nuovo dilagare della crisi debitoria nell’unione monetaria.
Dal lato macro l’attenzione oggi sarà per le stime flash degli indici Pmi per il settore dei servizi e manifatturiero in Germania, Francia e Zona Euro per il mese di maggio. Le attese sono ancora per una buona espansione per entrambi i settori, anche se in alcuni casi in leggero rallentamento rispetto ad aprile.
Sul mercato dei cambi, questa mattina l’euro è in lieve ripresa dopo il netto calo di ieri che lo ha depresso fino a ridosso di 1,45 sul dollaro dopo che
Sul mercato dei cambi, dollaro in deprezzamento, ai minimi da tre anni sul paniere delle principali valute mondiali, mentre l’euro che si riporta sopra quota 1,46.
Sul mercato dei cambi, l’euro amplia le perdite nei confronti del dollaro dopo aver tentato vanamente di superare una resistenza tecnica in area 1,4520, frenato dai rinnovati timori per i problemi sul debito della Zona Euro.
Sul mercato dei cambi, sul finire della seduta asiatica lo yen ha esteso il calo sulle principali controparti, toccando un nuovo minimo di 11 mesi contro l’euro e un minimo di sei mesi contro il dollaro, con i dealer che citano vendite da parte di grandi hedge fund e di importatori giapponesi.
Sul mercato dei cambi, l’euro si conferma sostenuto, poco sotto i massimi da cinque mesi sul dollaro e da undici sullo yen. In vista del meeting Bce di dopodomani gli operatori si domandano tuttavia se la valuta unica sia in grado di salire ulteriormente, visto che il mercato prezza già ampiamente un rialzo dei tassi di 25 bp.
Sui cambi si porta al nuovo record degli ultimi undici mesi il cambio dell’euro/yen, che ha superato la soglia di 120. A ridosso dei massimi da cinque mesi si muove intanto contro dollaro la valuta unica europea, balzata questa mattina a 1,4268, sulle attese per una stretta monetaria per la Zona Euro in occasione del consiglio Bce di giovedì prossimo.
La crisi portoghese e le tensioni in Nordafrica continuano a stimolare gli acquisti di metalli preziosi. L’oro ha aggiornato ieri il record storico, che aveva già sfiorato mercoledì, toccando un picco di 1.448,15 dollari l’oncia, mentre l’argento è salito oltre 38 $/oz, massimo da 31 anni.
Il prezzo per un barile di Light Sweet Crude salito negli ultimi giorni di negoziazione è tornato a $ 103. Dopo aver approvato l’azione per sedare l’assalto di Muammar Gheddafi contro i ribelli libici a Bengasi da parte dell’Onu, gli attacchi aerei delle Nazioni Unite hanno avuto l’effetto di aumento dei prezzi del petrolio attraverso una interruzione anticipata dell’offerta.