Eurozona: i debiti dei periferici influenzano ancora la moneta unica
15 dicembre 2010 da Pierluigi C
Nelle ultime settimane la moneta unica ha risentito particolarmente dei problemi legati ai debiti dei paesi periferici, spingendo gli investitori a posizionarsi su porti più sicuri, quali dollaro e Yen. Queste ultime infatti, storicamente considerate più difensive, hanno guandagnato, nell’ultimo periodo, naturalmente a discapito dell’euro.
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La seduta viene archiviata con il segno più, nonostante la volatilità. I listini europei, dopo un buon avvio, hanno invertito al ribasso, con le parole del presidente della Bce (che ha lasciato invariati i tassi di interesse) dopo che lo stesso Jean-Claude Trichet ha preferito non rispondere ad una domanda sull’incremento del programma di acquisto dei bond.
Durante la riunione mensile tenutasi a Francoforte per discutere dell’andamento dell’economia della zona euro, la Bce ha confermato che i tassi d’interesse nel vecchio continente rimarranno fermi come stabilito nelle precedenti incontri dei vertici europei.
Dopo un agosto trascorso all’insegna dei forti ribassi, i listini mondiali stanno prendendo una pausa di riflessione per poter procedere o in un senso o nell’altro il loro trend e mandare segnali ben più decisi agli investitori.
La Bce ha collocato ieri tutti i 111,237 miliardi di euro richiesti da 78 banche nell’operazione odierna di rifinanziamento a 6 giorni. L’operazione di fine tuning è servita a soddisfare le richieste di liquidità delle banche di zona euro, chiamate a restituire i 442 miliardi ottenuti un anno fa.
L’ultima ottava non da molti spunti con i listini europei che viaggiano intorno alla parità vista l’assenza di notizie rilevanti che riguardano il fronte macroeconomico e soprattutto a causa dei guadagni messi a segno ieri.
Il presidente dellaBce Trichet durante la conferenza stampa ha comunicato che i tassi d’interesse rimarranno invariati all’1% fino al secondo trimestre 2011 circa, quando passeranno all’1,25%. Il costo del denaro infatti nei sedici paesi dell’unione monetaria è rimasto invariato sull’attuale minimo record (1%), livello raggiunto a maggio dell’anno scorso con l’ultimo taglio di un quarto di punto percentuale.
Dopo un’apertura in calo le borse europee hanno ripreso spinta, con l’andamento dei futures sui principali indici intonati positivamente. A metà seduta le borseeuropee mettono a segno guadagni tra lo 0,5% e l’1%. Il ftse100 di Londra avanza dello 0,5%, il Dax di Francoforte dello 0,7% e il Cac40 di Parigi dell’1%.
Dopo una riunione durata più di 10 ore, l’Ecofin ha varato un maxi-piano per risollevare le sorti dell’euro. Questo prevede aiuti prestiti bilaterali per un totale di 750 miliardi per gli stati in difficoltà e che rischiano di non riuscire a pagare i debiti.
Sono passata poco più di dieci giorni dall’accordo raggiunto durante il vertice dei paesi dell’Unione europea tenutosi a Bruxelles lo scorso 25 e 26 marzo, ma lo scanario che si propone sui mercati rimane lo stesso, se non peggiore, di quello che ha preceduto la riunione UE.
I paesi aderenti alla Comunità europea hanno finalmente raggiunto un accordo per il salvataggio della Grecia. La bozza prevede che nel caso in cui il paese ellenico dovesse far ricorso a prestiti monetari, questi ultimi verrebbero emessi dal Fondo Monetario Internazionale e dai paesi della zona euro, che in tal caso si faranno carico della maggior parte degli oneri.
Nel suo intervento al parlamento europeo il presidente della Banca Centrale ha affermato che ”la ripresa è in corso ma la crisi non e’ finita”. L’Europa sta passando un periodo in cui gli squilibri politico-economici sono all’ordine del giorno, dovuti alle indecisioni che derivano dai piani di riasamento che dovranno essere accordati tra i paesi comunitari nei confronti degli indebitati, dando l’impressione che una ripresa sia ancora distante.
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso di non alzare i tassi d’interesse per favorire la ripresa.
Mattinata decisamente volatile sui mercati valutari ove di mette in luce lo yen giapponese, evidentemente premiato dagli operatori in virtu’ della cresciuta avversione al rischio in attesa delle indicazioni della Bce in uscita nel primo pomeriggio.