Le borse concludono la settimana in rosso, trimestrale Citigroup negativa
17 luglio 2010 da Pierluigi C
I principali listini europei e americani archiviano l’ultima seduta della settimana in rosso, appesantine dai dati che arrivano proprio dagli Usa.
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Apertura con rialzi vicini all’1%, nonostante i forti rialzi messi a segno nelle ultime due giornate di contrattazione, con il fste/mib che si è portato con decisione al di sopra dei 20.000 punti. Quest’ultimo è stato trascinato soprattutto dal comparto bancario, viste le voci su un possibile esito positivo relativo allo stress test delle banche che avverà a fine mese.
Quella degli stress test potrebbe valere come un rilancio per i mercati, un risultato positivo darebbe nuova linfa al sistema finanziario e soprattutto potrebbe rilanciare il sentiment che negli ultimi periodi si è drasticamente inclinato.
L’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, ha affermato che la crisi non intaccherà la solidità delle banche e anche quella della banca di Piazza Cordusio:
Il ministro degli Esteri Frattini in attesa che inizi tra poche ore il Consiglio Ue, ha detto che il sistema bancario italiano è sano e non ha bisogno di essere tassato.
Sono state le prime a entrare nell’occhio del ciclone e a fare da campanello d’allarme a una crisi finanziaria che in pochi prevedevano e in molti scongiuravano.
La Procura di Roma indaga su alcuni rapporti sospetti tra lo Ior e dieci banche. Istituti di credito che vanno da Intesa Sanpaolo a Unicredit passando per banche piu’ piccole come Banca del Fucino, che ogni giorno, secondo quanto scrive oggi La Repubblica, scambiano operazioni per centinaia di milioni di euro con lo Ior.
Dopo la giornata di ieri in cui i listini hanno archiviato la seduta con netti rialzi grazie all’approvazione dei ministri economici dell’Ue, con il coinvolgimento del Fmi, del piano anti-crisi da 750 miliardi di euro, oggi le borse sono in ripiegamento, con ribassi che si attestano intorno al punto percentuale.
A preoccupare non è più soltanto la Grecia, la speculazione inizia a spostarsi anche in Italia, con gli investitori che puntano i fari su un possibile declassamento del debito da parte dell’agenzia di rating Moody’s.
La Consob ha richiamato Unicredit, Intesa SanPaolo, Bnl, Banca popolare di Verona, Monte Paschi, poichè le politiche riguardanti la il collocamento di strumenti finanziari «sono risultate in larga parte imperniate su logiche di prodotto (quantitativi di prodotti da vendere, di norma di raccolta propria o del gruppo) anziché di servizio reso nell’interesse della clientela».
Sono molti i risparmiatori che in questi giorni si stanno preoccupando per i propri investimenti, temendo, specialmente per coloro che detengono fondi, che all’interno dei propri ‘tesoretti’ vi possano essere esposizioni rilevanti nei confronti dei PIIGS.
Dopo gli accordi raggiunti durante l’ultimo vertice tenutosi a Bruxelles da parte della UE, e che hanno fatto tirare il fiato a tutta l’Europa e alla Grecia stessa, ci pensa ora, a far risalire la tensione, l’agenzia di rating M0ody’s, che declassa ben cinque istituti ellenici per un indebolimento della propria struttura economica.
Se le banche non continuassero a dare liquidità al sistema in Italia si potrebbe avere un problema di debito pubblico.
L’inizio di questa settimana ha visto alcuni dati di carattere macroeconomico assolutamente importanti. In primo luogo, durante la giornata di ieri, si sono tenuti i discorsi del presidente della BCE, Trichet, e del presidente della FED, Bernanke, relativamente all’andamento delle rispettive economie e a quali misure le banche potranno porre in essere per riuscire a risollevare ulteriormente la situazione economica mondiale.