Dopo la riunione tenutasi nella giornata di domenica e durata più di 10 ore in cui sono stati stanziati 750 miliardi per aiutare i paesi della zona Euro che sono a rischio default, le borse nell’apertura di lunedi hanno fatto registare impennate da capogiro, che hanno raggiunto il 5%, fino all’11% di Milano.

Si attendeva una netta ripresa anche dell’euro, e c’è stata. Peccato però che è stato un fuoco di paglia. L’euro/dollaro dopo essere tornato sopra quota 1,3 è nuovamente sprofondato verso i minimi dell’ultimo anno, al di sotto 1,27. Idem per l’euro/sterlina schizzato sopra 0,88 per poi tornare dopo poche ore sotto 0,86. Stessa sorte è toccata all’euro/yen che sulle ali dell’entusiasmo è risalito sopra 121, ma dopo poco meno di 24 ore si è ritrovato sotto 118.

Si inizia a riflettere sulle possibili cause di un andamento cosi debole, poichè gli analisti si aspettavano una reazione ben più positiva e soprattutto duratura. La risposta è semplice: ancora non ci si fida. I falsi allarmi sono stati troppo spesso deleteri per gli investitori istituzionali e retail, che hanno molte volte e nel giro di poche ore acquistato sull’onda dell’euforia strumenti finanziari senza ponderare troppo l’investimento appena compiuto, rimettendoci poco dopo.

In borsa questo è avvenuto in maniera evidente, poichè da tempo bersagliata e troppo influenzata dalle speculazioni,  facendole perdere quelle peculiarità di buon indicatore di andamento economico.

Il forex dal suo canto, manda segnali ben più forti, colpendo direttamente il simbolo dell’Europa: la moneta stessa. Da questa si sta lontani, in un momento in cui le garanzie sono poche o non considerate solide.

Tutti i mercati sembrano aver recepito i  750 miliardi stanziati come un messaggio che tende a sottolineare la disponibilità ma al tempo stesso un momento veramente delicato: i soldi ci sono e li abbiamo pronti per chi ne ha bisogno. Ma se sono stati messi cosi tanti a disposizione significa che la situazione è davvero drammatica.

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