Cambio euro dollaro: la moneta unica recupera e testa 1,3
23 luglio 2010 da Pierluigi C
Dopo 6 mesi di caduta libera che ha portato il cambio euro dollaro da 1,5 a 1,18, la moneta unica ha messo a segno nell’ultimo mese un recupero che lo ha portato fuori dai minimi degli ultimi 4 anni. Le notizie che riguardano i malmessi paesi europei nelle ultime settimane non hanno piu pesato sull’euro che ha potuto cosi riprendere fiato e spingersi fino a 1,3.
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L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 67/E del 6 luglio spiega come verranno trattate a livello fiscale le plusvalenze e le minusvalenze derivanti da operazioni nel mercato Forex.
La moneta uncia europea nelle ultime settimane aveva dato segnali di ripresa che si potevano ricondurre alle diverse politiche di risanamento che erano state attuate dai paesi della zona euro per fra fronte ai debiti e ai deficit. I mercati avevano sostenuto la risalita sospinti anche da qualche settimana in cui non hanno pesato troppo le notizie macroeconomiche.
Dopo un avvio di seduta positivo Milano ripiega in negativo, con le prime prese di profitto che si fanno sentire. Dopo gli abbondanti guadagni messi a segni soprattutto sul comparto bancario, è proprio quest’ultimo a pesare sull’andamento del listino principale con Unicredit -1,2%, Intesa -1,9%, Mps -1,7%.
In una settimana che inizia all’insegna dei rialzi, anche il greggio segue la scia delle principali borse europee guadagnando quasi 2 dollari al barile. Gli investitori sembrano avere per il momento dimenticato le tensioni che riguardano i paesi europei dando vita ad acquisti che coninvolgono la maggior parte dei comparti e mercati.
Da più di 48 ore i cambi valutari eur/usd e eur/jpy rimangono bloccati in un trend range che non lascia spunti agli investitori. Dopo le pesanti discese messe a segno durante la notte di lunedi che hanno portato gli incroci sui minimi delgi ultimi 5 anni per quanto riguarda il biglietto verde e 9 anni per lo yen, si trovano ora in una fase amorfa, in attesa della
Sono in molti gli economisti che davano per spacciato l’euro, molti invece quelli che sostengo che la moneta unica sia di vitale importanza per mantenere in equilibrio un sistema economico che continua a vacillare sui costanti colpi che arrivano dai paese membri e non.



Dopo il piano di austerity varato dai vertici del governo greco, definito dallo stesso primo ministro Papandreu un piano ”lacrime e sangue”, arriva ora anche l’altra grande malata europea a fare compagnia al paese ellenico, il Portogallo.
Dopo la riunione tenutasi nella giornata di domenica e durata più di 10 ore in cui sono stati stanziati 750 miliardi per aiutare i paesi della zona Euro che sono a rischio default, le borse nell’apertura di lunedi hanno fatto registare impennate da capogiro, che hanno raggiunto il 5%, fino all’11% di Milano.
L’euro non resiste più. Gli scossoni sono troppi e il mercato non ripone più fiducia in una moneta che lascia molti punti in sospeso, soprattutto con le ultime crisi degli stati aderenti alla Comunità europea. La Grecia su tutte, Spagna, Portogallo hanno un peso elevatissimo sulle finanze del vecchio continente, che rischia di allungare quelli che sono i tempi per la ripresa economico-finanziaria.
